Cultura Mercoledì 31 Marzo 2010

Albino Manca... l' officina di uno scultore

Roma. Vittoriano. La mostra, curata da Giuliana Altea e Caterina Virdis., è la prima dedicata allo scultore Albino Manca (Tertenia 1898- New York 1976). Per ricostruirne il percorso, le due curatrici hanno riunito circa cento opere tra sculture, objets d’art, dipinti, stampe, medaglie e disegn. Formatosi a Roma nel cantiere del Vittoriano e quindi all’Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Ettore Ferrari, Angelo Zanelli e Pietro Canonica, Manca si segnala dapprima per una interessante serie di ritratti, commissionatigli da esponenti dell’aristocrazia e del bel mondo internazionale che frequenta la Capitale. Accanto a questo filone di attività, caratterizzata dal gusto novecentista per una limpida sintesi dei volumi, spiccano varie opere di intonazione propagandistica e celebrativa, ispirate alle parole d’ordine e alle mitologie del fascismo: dai numerosi ritratti di Mussolini (quasi tutti perduti a causa della damnatio memoriae seguita alla caduta del regime) alle sculture per il Palazzo della Legione dei Carabinieri di Cagliari (1932). Produzione, questa, interessante per la puntualità con cui riflette i mutamenti del clima politico, dall’intonazione quasi religiosa del fascismo degli inizi alla compassata stabilità del fascismo divenuto regime. Dopo un primo soggiorno a New York (1930-32), dove si era recato su invito di Giuseppe Gatti Casazza, potente manager del Metropolitan Opera House, Manca - influenzato dall’esempio dello scultore americano Paul Manship - comincia a dedicarsi alla piccola scultura decorativa, prevalentemente di soggetto animalier. Nasce così una ricca produzione di figurine in bronzo, argento e oro di animali esotici o domestici: cani, gru, gazzelle, scimmie, tigri, ghepardi, ecc., in cui il naturalismo della resa è controbilanciato da una tendenza déco alla stilizzazione. Alcuni di questi soggetti vengono trattati in scala maggiore, come l’arcaizzante Pantera ispirata al bronzo antico della Chimera di Arezzo, o vengono tradotti nelle grandi dimensioni, come Gru coronata e Gazzella e fico d’India; quest’ultimo, impreziosito da lumeggiature d’oro e dall’uso di patine di diverso colore (bruna per l’animale, verde per la pianta), rappresenta uno degli esiti più felici di Manca; un esemplare ne verrà più tardi collocato nel Brookgreen Garden di Georgetown, South Carolina, il primo museo di scultura all’aperto degli Stati Uniti. La realizzazione delle sculture di animali assorbe quasi totalmente l’artista, che compie solo saltuarie apparizioni sulla scena espositiva, culminate nella partecipazione alla II Quadriennale del 1935 con il nudo Fanciulla dormiente. Fin dall’inizio, Manca destinava la sua produzione decorativa a una mostra personale da tenere in America, dove si riprometteva di fare ritorno. Ma è solo nel dicembre del 1938 che, riesce a mettere in atto il progetto di lasciare l’Italia. Il secondo periodo americano vede lo scultore presente in manifestazioni importanti come la New York World’s Fair (1939-40) e la mostra dell’Italian Line al Rockefeller Center (1940). E’ un esordio in grande stile, svoltosi tra l’altro sotto gli auspici dell’ambasciatore italiano, il principe Ascanio Colonna, che pone il nome di Manca accanto a quello di scultori emergenti della corrente figurativa newyorkese. A dispetto di questa partenza promettente, lo scultore attraversa momenti di incerta fortuna, durante i quali si dedica alla produzione di gioielli e objets d’art in argento (molti dei quali presenti in mostra), vicini al gusto dell’argentiere italo-americano Alphonse La Paglia, con il quale Manca dovette collaborare. Realizza inoltre, per una committenza privata, una serie di ritratti e figure (come la Venere americana del 1942) ispirati al gusto della middle class statunitense. Nel contempo dà inizio a un’imponente produzione di medaglie - delle quali la mostra presenta una bella selezione -, alcune delle quali premiate in concorsi nazionali: un’attività parallela, importante quanto quella della scultura modellata, che continuerà per tutta la sua carriera.Accettato all’interno di importanti associazioni di artisti di orientamento tradizionalista, e continuativamente presente nei concorsi nazionali , Manca si era incamminato su una strada che lo avrebbe condotto gradualmente a divenire da “Italian artist” o “Sardinian” ad “American sculptor”. Già nel 1942 aveva ricevuto la prima committenza pubblica per la decorazione di un Ufficio postale di Lyons in Georgia e verosimilmente era entrato in contatto con lo staff della Sezione di Pittura e Scultura del Treasury Department, strettamente dipendente da Roosevelt. Al presidente dedicherà alcuni ritratti, ora in mostra, che testimoniano il suo coinvolgimento nel clima politico americana del momento. A questi interessi fa capo anche la serie di rilievi intitolati La grande contesa, bizzarre allegorie della lotta tra i partiti democratico e repubblicano. E’ proprio nell’arte pubblica, del resto, che si incontrano i maggiori risultati del periodo statunitense dell’artista. E’del 1963 la sua più importante commissione ufficiale, The Diving Eagle, monumento ai caduti in mare eretto nel Battery Park a Manhattan: documentato in mostra da diversi lavori preparatori in bronzo e in gesso, è una stilizzata aquila che afferra una corona d’alloro, dalle geometrizzanti cadenze déco. Suggestivo è anche il Gate of Life, l’imponente cancellata del Children’s Queens Zoo (1968), fantasioso arabesco in bronzo in cui Manca rimette in scena, con sorridenti accenti quasi disneyani, il suo repertorio animalier, e del quale si espone il grande disegno preparatorio.

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