Palermo. 'Noi operai Amia siamo qua perché quello che dice il sindaco, quello che sostiene il sindaco, che noi abbiamo fatto fallire l’azienda non è vero. È stato lui! Il nostro dipendente e i nostri dipendenti che ci hanno fatto fallire, perché fino a prova contraria noi non comandiamo, noi eseguiamo gli ordini…'. Le denunce scagliate dal tetto del camion su cui si trova uno degli operai Amia sono chiare e dirette, il nome del primo cittadino viene tirato spesso in ballo. In realtà quel palchetto davanti la Prefettura di Palermo è una lettera a cielo aperto verso, contro, il sindaco Diego Cammarata e le bugie, che a detta del piccolo gruppo di operatori Amia, sono state raccontate dall’inizio dell’affaire che ha coinvolto l’ex municipalizzata. Manifesti che ritraggono Cammarata a Dubai, “no” contro la proposta di privatizzazione, parole di rabbia e di denuncia che si urlano sul ciglio della strada, sono le forme dell’ennesima protesta che si consuma per le strade di Palermo. Precariato e assenza di tutele per i lavoratori, responsabilità dell’Amministrazione nel fallimento dell’Amia, la lista è lunga e gli operatori in protesta tengono a sottolineare che pur di tenersi stretto quel lavoro 'si scendeva al compromesso di fare tutto, anche lavorare in condizioni disagiate e senza attrezzature di dotazione'. A telecamere spente poi una domanda: ma tutto questo non è forse colpa delle assunzioni a sfondo politico che hanno intasato le aziende? Il giovane operaio che mi risponde, si blocca e storna lo sguardo da un’altra parte, è indeciso e dice che questo non lo sa, poi mi saluta velocemente e sparisce tra la folla… forse di bugie ce ne sono davvero tante.
Servizio di Rossella Puccio
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