Palermo. Scusate l'ironia, ma adesso sì che potremmo esclamare: Agroamaro?! Sul piatto "di nuovo", "ancora" (così molti diranno e hanno detto), la vicenda della docu-fiction ambientata in Sicilia, in quello splendido gomito di terra e mare, chiamato Santa Elia, e di lì sino ad altri passaggi e paesaggi di una splendida Sicilia, ahimè, anche, inveterata nei suoi vizi che,
questa volta, puntano il dito sulle oltre 600 famiglie impiegate nel set di Agrodolce. Fortemente voluta da Gianni Minoli, ampiamente criticata sin dal nascere (immagini buie, archetipi siciliani in bella mostra, una narrazione lenta e poi il solito "dire e ridire" sull'impiego di maestranza "politically scorrect") l'ibrida produzione (50% della Regione Sicilia, 50% Rai) ha dato il via a quella macchina cinematografica che molti, in questa terra, avevano da sempre desiderato. Costruzione di set, bonifica fisica e culturale di quei luoghi che anche gli stessi siciliani avevano dimenticato, posto di lavoro per oltre 3 mila persone (attualmente si è giunti all'85% di siciliani per giungere al 100%) e il rischio di buttare i diversi milioni di euro investiti. Amata, odiata, contestata... su Agrodolce molti si sono espressi, e se spesso in disaccordo, a parlare, però, sono i numeri dello share, l'8%, e i 2 milioni circa di spettatori ogni sera, in una fascia oraria a cavallo tra i due telegiornali serali principali, come ha ricordato lo stesso Vincenzo Ferrera, commissario nella soap, durante la conferenza stampa indetta dallo stesso cast. "Fare sentire la nostra voce" lo hanno ribadito più volte, come quel "basta!" alla continua altalena di detto e non detto, e come spesso si fa qui da noi, di promesse "con arte e parte". Il flop, dunque, non può essere chiamato in causa a giustificare la spada di Damocle che pende sulla testa della docu-fiction. C'è da chiedersi allora quali siano le vere ragioni di questo tira e molla tra Rai e Regione Sicilia. La Rai ha salvato Agrodolce dalla sospensione, interrompendo altre fiction, ha già pronta la sua parte di finanziamento ma manca l'altra parte, quella del nostro governo regionale sulla convenzione da 12,7 milioni di euro che non è stata rinnovata. Il problema si trascina da quasi un anno, con emendamenti stralciati e promesse rispolverate ma il cast, non si sa però quale sia la posizione di Rai, pretenderebbe quanto meno "un accordo formale, anche se il pagamento avverrà dopo."
Molti silenzi, molte frasi interrotte, ma alcuni dubbi in conferenza stampa si sono insinuati nelle parole claudicanti dello staff quanto nelle orecchie degli astanti, tra bisbigli che si domandavano "questo ritardo, questo tira e molla, è una mossa politica in previsione delle prossime elezioni? Nessuno può dirlo!", questo è certo, come il fatto che i tempi sono ormai strettissimi. Se entro una settimana non si riapriranno i battenti andranno perdute le puntate di settembre, e forse non solo quelle...
Servizio di Rossella Puccio
Riprese Antonio Macaluso
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