Palermo. Rhynchophorus Ferrugineus è il nome del terribile fitofago delle palme,
comunemente chiamato punteruolo rosso. Ha origini del sud est asiatico, ma
prima attraverso l’importazione incontrollata di palme dall’Egitto e
successivamente dalla Spagna, ha completamente invaso i paesi del bacino del
Mediterraneo. L’allarme fu dato tempestivamente dalle unità scientifiche
universitarie agrarie, all’incirca tre anni fa. Ad oggi, in Sicilia, ha mietuto
ben ottomila palme su un totale di 300 mila del patrimonio dell’Isola.
Presso la sede della Facoltà di Agraria di viale delle Scienze a Palermo sono
stati presentati i risultati del primo anno del progetto sperimentale triennale
(2008-2011), denominato “Fitopalmintro”, mirato a indagare sul micidiale
“killer” che ha fatto strage delle palme siciliane, sfigurando ampiamente il
territorio. Al tavolo tecnico erano presenti Roberto Lagalla, rettore
dell'Università di Palermo, Antonio Recca, rettore dell'Ateneo di Catania,
Giovanni La Via, assessore regionale all'Agricoltura e foreste, Giuseppe
Giordano e Agatino Russo, presidi rispettivamente delle facoltà di Agraria di
Palermo e Catania, il prof. Stefano Colazza, ordinario di Entomologia della
Facoltà di Agraria di Palermo.
“Siamo l’unica regione italiana ad avere deciso di attrezzarci autonomamente
con uomini e mezzi. - ha detto l'assessore La Via - Di fronte a una situazione
preoccupante, la ricerca ha consentito di individuare una serie di interventi
possibili che, se non offrono una ricetta risolutiva, consentono almeno di
ridurre il livello di infestazione".
Non una strategia unica quindi, ma un mix di azioni per contrastare l’attacco
del punteruolo rosso che, negli ultimi cinque anni, ha stravolto il paesaggio
siciliano e che può essere arginato soltanto con un’azione sinergica di diverse
metodologie insieme. I migliori esiti arrivano infatti da una terapia
combinata, che mette insieme l’uso mirato di alcuni prodotti chimici attraverso
l’endoterapia (infusione attraverso sonde, da usare con accortezza perché può
provocare danni alle piante), la dendrochirurgia (taglio precoce delle parti
apicali delle palme, opportuna solo in casi di diagnosi precoce), l’uso di
antagonisti biologici come funghi entomopatogeni (che hanno dato ottimi
risultati in laboratorio e riscontri meno sicuri in ambito urbano) la cattura
massiccia attraverso trappole. Speranze, ma nessun metodo capace di risolvere
il problema in modo rapido e radicale.
“Bisogna ammettere che i mezzi attualmente disponibili contro il punteruolo –
dice Stefano Colazza, responsabile del progetto – hanno finora evidenziato più
limiti che prospettive. Di certo c’è però che è da evitare l’impiego di
prodotti chimici per aspersione della chioma che hanno dato risultati molto
incerti e che non devono essere applicati in modo diffuso per motivi
ecologici”.
La settimana prossima, a Palermo, sarà avviato un piano per la cattura
massiccia di esemplari di punteruolo rosso. In città verranno sistemate 600
trappole per catturare dai 40 ai 50 mila esemplari adulti, maschi e femmine.
Gli istituti che fossero interessati a partecipare possono collegarsi al sito
http://adottaunatrappola.unipa.it.
Anche uffici pubblici, caserme, condomini e privati hanno la possibilità di
utilizzare il sito per dare la propria adesione e verranno in seguito
contattati.
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